Home Appennino Reggiano Trasferta reggiana per 85 studenti castelnovesi per riflettere sulle pietre d’inciampo

Trasferta reggiana per 85 studenti castelnovesi per riflettere sulle pietre d’inciampo







Una trasferta per vedere con i loro occhi, per ripercorrere i tragitti degli ebrei perseguitati, per fermarsi a riflettere di fronte alle case delle persone che furono prelevate e deportate ad Auschwitz. Dopo aver fatto proprie le parole della senatrice a Vita Lilliana Segre “La memoria vale come vaccino contro l’indifferenza”, alcuni giorni fa gli alunni delle classi seconde della scuola secondaria “G.Marconi” di Castelnovo Sotto si sono recati a Reggio e hanno dedicato la mattinata alla ricerca delle pietre d’inciampo poste davanti alle case degli ebrei reggiani deportati ad Auschwitz con il convoglio del 26 febbraio 1944.

Il gruppo di 85 studenti, guidati dai loro insegnanti Alberto Buffagni Alberto, Stefania Debbi, Maria Cristina Gregori, Patrizia Troni e Lorenza Zinani, hanno percorso le strade del centro storico di Reggio Emilia ricercando le pietre e proponendo un momento di riflessione su di ognuna di esse ricordando chi nell’intento degli aguzzini doveva essere destinato all’oblio.

L’uscita è arrivata a conclusione di un percorso di riflessione sulla deportazione degli ebrei reggiani iniziato dagli studenti a novembre con la lettura in classe del testo di Andrea Delmonte “Chiedilo al vento”, seguito da un incontro con l’autore e da un momento di approfondimento sulla cultura ebraica tenuto dalla prof. Lucia Musi.

La mattinata si è conclusa con la visita al ghetto ebraico della città e alla sinagoga.

Qui i ragazzi sono stati accolti dalle suggestive note di Schindler’s list suonate magistralmente dal violino di Stefano Orsini; inoltre hanno osservato la spoliazione e il silenzio della sinagoga guidati dalle riflessioni della prof. Musi.

Infine, come segno di speranza, Anastasia Greci ha ricordato la figura della bisnonna Maria Fioroni, che nella sua casa di Costabona, a rischio della vita, si è prodigata per proteggere la famiglia ebrea dei Padoa e per questo ha ottenuto nel 2019 il riconoscimento nel giardino virtuale dei giusti (Gariwo).