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Terre d’Argine, il Consiglio approva il nuovo Statuto dell’ASP


Nel corso del Consiglio dell’Unione delle Terre d’Argine di mercoledì 7 giugno è stata approvata la proposta del nuovo Statuto dell’Azienda Servizi alla Persona (ASP) dell’ente associato. Dopo una breve introduzione dell’assessore al Sociale Alberto Bellelli il Segretario Generale Anna Messina ha presentato i punti più significativi della proposta, approvata dall’attuale Consiglio di amministrazione dell’ASP e rammentando che sarà la Regione a ratificarlo definitivamente.

Diversi gli ambiti importanti nei quali si è intervenuti, a seguito delle nuova Legge sul tema e altri atti regionali, come la parificazione della Giunta dell’ente associato all’assemblea dei Soci, il voto ‘pesato’ tra i diversi Comuni in base a diversi parametri secondo quote che potrebbero essere utilizzate anche per suddividere le eventuali perdite, la necessità di prendere decisioni a maggioranza qualificata, la presenza di un Amministratore unico al posto del CdA, da scegliere con una procedura para-concorsuale.

Il consigliere Luca Severi (M5S, alla sua ultima seduta nel Consiglio dell’Unione visto che al termine della riunione di mercoledì ha letto una lettera di dimissioni per motivi lavorativi dalla sua carica, ndr.) ha domandato quali fossero le percentuali di ‘pesatura’ dei quattro Comuni mentre il collega Marco Rubbiani (Centro destra per Campogalliano) si è soffermato invece sulle modalità di voto e sulle quote ponderate. Messina ha risposto che Campogalliano ha il 7,30% , Carpi il 67,89%, Novi l’11,83% e Soliera il 12,97% più una parte di quota variabile riferita al patrimonio. La consigliera Monica Medici (M5S) è a questo punto intervenuta ribadendo la sua contrarietà. “Troppi articoli della proposta di Statuto prevedono non obblighi diretti, ma solo possibilità, non vincolanti dunque, e stiamo comunque parlando di un’azienda da 18 milioni e rotti di fatturato l’anno. Ciò riguarda in particolare gli organismi di partecipazione e rappresentanza. Essi dovevano essere ben delineati e non lasciati nell’ambito di scelte possibili e non vincolanti. Altro problema comporta poi – ha detto – il voto ponderato, sia quello a maggioranza semplice che quello a maggioranza qualificata. Per decidere ci vuole sempre l’assenso del Comune di Carpi, anche se gli altri tre enti sono concordi su una determinata cosa. Si fa poi la scelta dell’Amministratore unico; sarebbe stato meglio un Consiglio di amministrazione con la rappresentanza dei quattro Comuni. E Novi, che conferisce un patrimonio di 4 milioni e mezzo di euro di patrimonio nulla dice? Come fate voi della maggioranza a giustificare tutto ciò e il potere che assume il Sindaco Bellelli? Questo Statuto non è accettabile, in quando non rispetta i principi della democrazia. E non c’è rispetto per la storia di questi beni, che in anni passati ricchi e generosi cittadini avevano messo a disposizione delle loro comunità per aiutare anziani e persone bisognose. Adesso tutto sarà in mano ad uno solo”.

Il consigliere Roberto Benatti (Forza Italia-Lega nord) ha invece osservato che la Legge regionale tiene in considerazioni il fatto che ci si trovi di fronte a realtà non omogenee, anche dal punto di vista politico; “da ciò derivano varie scelte gestionali e di voto ponderato. Si tratta di regole politiche che devono essere accettate. Il Sindaco di Carpi avrà però una sorta di diritto di veto, nel senso che potrà decidere se non si farà una certa cosa. Anche se due Sindaci non saranno d’accordo su una certa decisione essa non potrà essere presa, in caso di richiesta di maggioranza qualificata. Ma i problemi non some questi, sono i rapporti – ha concluso – con le cooperative per gli appalti e la destinazione delle risorse pubbliche, che vanno sempre nelle stesse direzioni”.

Il consigliere Severi ha poi preso la parola di nuovo per ribadire come questi meccanismi previsti nello Statuto siano antidemocratici mentre il collega Rubbiani si è soffermato anch’egli sul voto ponderato. “Se il Sindaco di Carpi non ha con sé altri due Sindaci non si decide nulla, si va all’impasse. Ciò non sembra – ha spiegato – una scelta molto logica. Quando si fanno dei cambiamenti gestionali è necessario che siano efficaci; qui ci si trova davanti a un sistema di maggioranze qualificate che è democratico, ma inefficace”.

L’assessore Bellelli ha chiuso il dibattito ribadendo la positività della scelte fatte con lo Statuto “e già inserite nella Convenzione che peraltro il Consiglio dell’Unione ha già votato nei mesi scorsi; le quote ponderate tengono conto anche delle responsabilità. Il Comune di Carpi deciderà certo per il 67 per cento, ma in caso di perdite dovrà rispondere per la stessa percentuale. L’ASP è uno strumento che si muove nella sua attività a livello di accreditamento; le prime scelte sono compiute dall’Ufficio di Piano e poi passate all’Azienda, che ha dunque un ruolo di sub-committenza legato ai controlli e ai contratti di servizio oltre che alla fatturazione. I Comuni – ha detto – devono essere concordi nella pianificazione nel campo del sociale e poi passare le indicazioni all’ASP, che si muoverà solo a questo punto, rispettando il quadro della Legge regionale e le indicazioni dei Piani Sociali di Zona, questi sì strumenti di programmazione”.

La proposta di delibera sullo Statuto è stata poi messa ai voti ed approvata a maggioranza, favorevole il gruppo Pd, contrari gli altri.





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