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Al Future Film Festival anche l’Harry Potter nipponico


Oltre alle anteprime e alle novità del cinema di animazione che offre l’edizione 2006 del ‘Future Film Festival’, presentata nei giorni scorsi (a Bologna da domani a domenica) i cinefili potranno ammirare anche retrospettive di culto, come quella dedicata alle storie di fantasmi giapponesi.


Si tratta di film che vanno dagli albori del cinema horror nipponico, alla tradizione degli Yokai (gli spiriti della natura) fino al presente con fiabe ‘nere’ come Yokay Daisensou di Miike Takashi del 2005, con protagonista quello che è stato definito un ‘Harry Potter’ giapponese, un bambino che lotta per salvare i mostri fiabeschi della tradizione.
Curata da Luca della Casa e Carlo Tagliazucca, la rassegna propone otto film in pellicola mai visti in Occidente, copie uniche reperite con l’aiuto della Japan Foundation, in lingua giapponese con sottotitoli in italiano.

Si parte dagli albori dell’horror nipponico con due adattamenti della leggenda di ‘Yotsuya Kaidan’ (uno del 1949 e l’altro del 1959), storia di fantasmi con al centro una figura familiare che ritorna per vendicarsi del male subito in vita (in questo caso lo spirito della moglie di un uomo che l’aveva uccisa per risposarsi con una donna ricca). Sempre in questo filone rientrano Kwaidan (1964) e Kaidan Botan-doro (1968), che mettono in scena storie d’amore impossibili tra spettri e uomini.

Si prosegue con i racconti sugli Yokai, altro tipico filone spettrale sugli spiriti delle cose, frutto della tradizione animistica e noto in Occidente per le
produzioni animate dello Studio Ghibli (‘La città incantata’). Filone rappresentato da due ‘Yokai Daisensou’, uno del 1969 e l’altro del 2005,
il secondo è del regista cult Miike Takashi. Si tratta di due film colorati che coniugano horror e comicità e propongono personaggi bizzarri come i Kappa, la donna delle nevi (che si ritrova anche in Kurosawa), l’ombrello saltellante e la ragazza dal collo allungabile.

Per gli anni ’70 si può vedere Hausu (1977, di Obayashi Nobuhiko), film ispirato alla tradizione occidentale delle case maledette, dotato di humour macabro, con effetti speciali artigianali e uno stile che anticipa di anni Zemeckis e Raimi. Viene infine proposto quello che è considerato il migliore dei nuovi horror, ‘Kairo’ di Kurosawa Kiyoshi, del 2001, film catastrofico in cui un misterioso virus trasforma gli esseri viventi in ombre e riempie il mondo di spettri, paradossalmente soli quanto i pochi uomini rimasti.





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